programma

opera cordis è un percorso di indagine intorno alle emozioni primarie: felicità, disgusto, rabbia, tristezza, paura, sorpresa. Prevede 6 incontri di 3 ore per approfondire le emozioni che ci toccano più da vicino e quelle che sentiamo come estranee.

Lo affronteremo con azioni/improvvisazioni teatrali centrate sul contatto, la fiducia, la gestione delle distanze interpersonali, le simulazioni di ruolo. Come affrontare lo sguardo, il corpo, la voce dell’altro? Quali sono le emozioni più ricorrenti nei ruoli che interpreto?

Dal punto di vista fisico tutte le emozioni sono collegate a precise modalità di respirazione, posture, direzioni dello sguardo, qualità vocali, tipo di concentrazione. Si tratta di strutture e bilanciamenti psico-fisici assolutamente modificabili e più semplicemente di quanto immaginiamo.


Ogni sessione di lavoro dura 3 ore. I 6 incontri sono modulabili in tre o più giornate di lavoro, per un numero massimo di 15 partecipanti.
Si lavora in abiti comodi e preferibilmente scalzi.

Le opere del cuore, le fatiche del cuore, il suo lavorio ininterrotto meritano una messa in pausa del quotidiano e un tempo di ascolto che è bene concedersi. 


prima sessione: felicità/gioia

Sono due emozioni superficialmente simili ma profondamente diverse, una legata al fare, l’altra all’essere.
Ci interessa la gioia, vedremo perché.

Sono entrambe collegate a precise modalità di respirazione, posture, direzioni dello sguardo, qualità vocali, modalità di concentrazione. Le stesse architetture psico-fisiche occorrono in teatro per interpretare in modo convincente la condizione interna di sospensione che è necessaria alla poesia (anche solo per leggerne una). Le sperimenteremo in pratica, con esercizi fisici e vocali.

Scopriremo che è possibile suscitare un’emozione prossima alla gioia semplicemente accordando bene i propri strumenti.

Infine ognuno dei partecipanti sceglierà di interpretare uno dei propri ruoli nella vita, simulando con gli altri una situazione definita , inventata o ricordata ma correlata alla gioia.


seconda sessione: disgusto

Càpita che le nostre avversioni siano travestimenti per qualche inaccettabile attrazione, più o meno come i bambini che picchiano le bambine (e poi le sposano). In altri casi ci occorrono, se non altro a definirci.

L’equivalente teatrale del disgusto è il distacco, rispondente a posture, sguardi, modalità tecniche di uso della voce completamente diverse da quelle impiegate per la sospensione poetica. Le sperimenteremo in pratica, con esercizi fisici e vocali.

Si tratta di comprendere come gestire, ricostruendola artificialmente, un’emozione apparentemente negativa. La verità è che nasconde impreviste virtù.


terza sessione: rabbia

La rabbia è un combustibile molto efficace per mobilitare le nostre risorse psico-fisiche. Se ben incanalata si traduce in collera e/o assertività. Non a caso si parla di giusta o motivata collera, mentre la rabbia è confinata ad aggettivi quantitativi (smisurata, incontenibile).

L’ approccio psico-teatrale ci consentirà di esplorarne il corpo , la voce, le immagini generate, incanalandola nella direzione vitale di un’emozione antica quanto la paura e altrettanto necessaria.


quarta sessione: tristezza/malinconia

Quanto pesa la tristezza? Le tensioni muscolari che la accompagnano si concentrano tra le scapole, lì dove un macigno ci costringe a piegare la schiena e abbassare gli occhi.

Sciogliere i grovigli muscolari, spostare le tensioni in aree meno sensibili del corpo, concentrare la respirazione nell’area addominale, rallentare il flusso della memoria: abbiamo molti strumenti per farcela. Un paradosso è che la meccanica respiratoria del pianto e del riso è la stessa.

Si tratta di attraversare la tristezza e trasformarla in malinconia, che è una delle radici della creatività.


quinta sessione: paura

Nasciamo con lei e ci accomuna tutti. E’ buona. Si tratta di definirne i limiti, quelli che la distinguono dall’ansia e dall’angoscia.

La affronteremo con azioni/improvvisazioni centrate sul contatto, la fiducia, la gestione delle distanze interpersonali. Andrà rivelata per contrasto, agendo sul suo contrario.

Come affrontare lo sguardo, il corpo, la voce dell’altro? Fino a che punto posso fidarmi? Di me?


sesta sessione: sorpresa

La sorpresa è un’emozione trascurata, soprattutto perché inflazionata dal marketing e le sue “novità”. E’ chiaramente una simulazione; sappiamo benissimo che ci sarà un prossimo modello di telefono ma come bambini cresciuti fingiamo che sia arrivato Babbo Natale, per l’ennesima volta, un martedì qualsiasi.

E’ notevole che dal punto di vista fisiologico l’inspirazione a bocca aperta che accompagna un “Oh!” è, insieme allo sbadiglio, il modo più sano di respirare. Non a caso i bambini si stupiscono e sbadigliano senza ritegno.

La sorpresa è una ristrutturazione del campo, uno slittamento, è trovare un amico dove non era previsto.
La sorpresa è appunto il non previsto, la variazione della trama.

Del teatro sperimenteremo le tecniche affabulatorie, ovvero: come raccontare . Cosa? Una favola, un programma politico, una lezione…non c’è differenza. La questione in ballo è come far danzare l’attenzione di chi ci ascolta, a bocca aperta.

Infine, rimanendo in tema: se provassimo a immaginarci come personaggi di una fiaba, chi saremmo? Un cacciatore? Cappuccetto rosso? La strega cattiva? Jack del fagiolo magico? Com’è la favola di Biancaneve raccontata dal punto di vista dello specchio? Con un minimo di autoironia (e di aiuto nell’intricato mondo delle fiabe) non sarà difficile raccontarci e trovarci un ruolo, se non altro per decidere come evolverlo.