In quattro e quattr'otto...

si possono fare grandi buchi nell'acqua, quello sì; basta un sasso abbastanza grosso.

Mi lascia basito l'insistenza con la quale si possono seguire corsi di rilassamento a vita, di yoga a vita, di self-qualcosa a vita. Per carità di patria cito solo al volo le invenzioni di cubici furbastri con le loro formule da un minuto (un minuto di meditazione, un minuto di rilassamento, un minuto di nulla).

Il primo benefico spintone a uscirne andrebbe dato da chi insegna. Il punto non è rassicurare a intervalli e costi regolari, ma chiarire il problema, indicare il percorso e fornire gli strumenti necessari a cavarsela.

In dodici ore cambierò la mia voce e il mio modo di usarla? No, per farlo ti serviranno esercizio, attenzione e un po' di coraggio.
In dodici ore imparerò le tecniche necessarie, capirò le difficoltà che incontro, riuscirò a stanare le proibizioni fisiche o mentali che mi ostacolano? Sì, ed è molto.

Quali sono gli strumenti migliori? Quelli che funzionano, quelli che posso maneggiare in autonomia. Nessun musicita di talento ha mai fatto a meno di esercitarsi, anzi. Insegnare le tecniche, adattarle alla personalità dell'esecutore, testarne possibilità e talenti, aiutarlo a fare a meno di te: è l'unica via sensata all'insegnamento di qualunque disciplina.

In quattro e quattr'otto Roma sarebbe crollata dopo un paio di giorni.

Massimo Finelli

in quattro e quattr’otto

Potrebbe anche interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *